24 August 2016

geografie di resistenza: Spiritual Unity - Diario di bordo di Fred Casadei

geografie di resistenza: Spiritual Unity - Diario di bordo di Fred Casadei: La mattina del sette Gennaio è ancora buia quando usciamo di casa io ed il mio contrabbasso. Il viaggio sarà lungo, da Siracusa sono un...

22 August 2016

Il romanzo “vero”, Mingus, Jelly Roll Morton e l’insostenibile leggerezza del romanzo erotico.


Riflessioni su Pioggia Dorata di Elena Bibolotti

“Questo è un romanzo vero... E ora questo libro venga pure calunniato: poco importa. Oggi che il Romanzo si allarga e ingrandisce, e comincia ad essere la grande forma seria, appassionata, viva, dello studio letterario e della ricerca sociale, oggi che esso diventa, attraverso l'analisi e la ricerca psicologica, la Storia morale contemporanea, oggi che il Romanzo s'è imposto gli studi e i compiti della scienza, può rivendicarne la libertà e l'indipendenza. Ricerchi dunque l'Arte e la Verità; mostri miserie tali da imprimersi nella memoria dei benestanti di Parigi; faccia vedere alla gente della buona società... la sofferenza umana, presente e viva".
Elena Bibolotti.

Bellissime queste parole di Elena, sembrano quasi un manifesto dell’artista moderno. Se non fosse il fatto che vi ho truffato, sicuramente non i più scaltri né i secchioni incalliti. Però ci ho provato. Per tutti, questo periodo non l’ha scritto Elena ma i fratelli Goncourt. Qual è in fondo il loro intento, far sobbalzare i borghesi parigini pingui nei loro salotti buoni con una NARRAZIONE DAL VERO, di modo da far scaturire l’arte da quanto c’è di più intimo e segreto nell’animo umano, tanto che questa introduzione è rimasta famosa nella storia della letteratura come 
parte del manifesto del Naturalismo francese.
Ma veniamo a Pioggia dorata. E se scrivessi, questo è un romanzo dal vero? E se scrivessi come i Gouncourt: “E ora, questo libro venga pure calunniato, poco importa. Ciò che è importante è che ricerchi l’Arte e la verità".  E già, ciò che, poi, in fondo è interessante dell’Arte è trasmettere un’emozione vera, sfuggente e dolorosa, piacevole, ma un’emozione a prescindere dal genere. Partiamo dal principio che per il vero scrittore non ci sono romanzi morali, ma come diceva Oscar Wilde, ci sono solo romanzi scritti bene o scritti male. L’intento riuscito di Elena è sicuramente quello di trasmettere emozioni, di riprodurre la società e il mondo attraverso la sua Arte. Un bravo artista nasconde i propri intenti anche e soprattutto dietro ciò che sembra più dannatamente abietto o vagamente banale, rivelando ciò che è sotteso tra le pieghe del sociale, del reale. Penso a Charles Mingus, grande contrabbassista, alle emozioni che trasmette la sua musica che nasce, per ammissione di Mingus stesso, nei bordelli, tanto che la famosa traccia numero 9 di ah Um, Jelly Roll, presente casualmente nel disco, è dedicata al famoso Ferdinand "Jelly Roll" Morton, pianista intrattenitore nei bordelli di New Orleans, chiamato con nomignoli che rimandano alla sessualità, Winding boy, in seguito Jelly roll. Ma cosa rimane Ferdinand "patata cruda (come se direbbe a Roma)" Morton e di Mingus? Quella capacità di trasmettere attraverso la musica quelle sensazioni, quelle emozioni, quella capacità di farlo da grandi artisti. Ma torniamo alla letteratura, parliamo di Verga, il grande scrittore catanese che si legge nelle scuole, che frequenta a Milano i ristoranti, la vita mondana, ritrovi di scrittori e artisti, Rovetta, Giacosa, Emilio Treves che diventerà il suo editore, scrive Eva, il romanzo di una ballerina che ricambia il protagonista continuando a condurre la sua vita spregiudicata, Tigre reale, un'amore struggente, sessuale e tormentato, nell'infedeltà, Eros dove scrive candidamente:
"Ho letto chiaro nella natura umana come in uno specchio: la maggior parte dei nostri dolori ce li fabbrichiamo da noi: avveleniamo la festa della nostra giovinezza esagerando e complicando i piaceri dell'amore sino a farne risultare dei dolori". 
L’arte racconta la vita di tutti i giorni, si spinge all’interno dell’animo umano, porta in superficie i nostri mostri, svela la purezza nel marcio.  Ma l’arte di oggi, è dunque è verità o imitazione? Per come la vedo io è una sorta di Mimesis, per dirla all’Auerbach, ma una “Mimesis” piuttosto malata che rinviene il cuore nei cassonetti ed è in grado di rinvenire tra l’immondizia più assoluta dei bellissimi fiori, li coglie e viene a bussare alla tua porta. Più che un romanzo erotico, il libro di Elena è il racconto di una passione, che scorre attraverso uno stile essenziale, ironico, leggero (Intendo per “leggero” quanto descriveva Calvino nelle Lezioni americane), Il linguaggio è molto moderno,  in grado di delineare luoghi e stati d’animo con periodi piuttosto brevi ma densi di immagini, la tecnica interessante è la gestione del punto di vista, che si presenta attraverso una narrazione classica, in terza persona, con un narratore onnisciente che conosce le vicende dei personaggi ma non per questo evita di passare dalla descrizione degli ambienti a quella delle emozioni dei personaggi, lo fa attraverso il famoso, show don’t tell, immagini che si imprimono nella mente e spingono il lettore ad andare avanti con  il suo racconto, così facendo crea identità tra il lettore e il suo/suoi personaggi. Per fare un esempio, ecco come Elena descrive ad esempio l’emozione della nostalgia, della solitudine, dello struggersi del cuore, il tutto condito di una gradevole ironia che rende il libro ancora più piacevole:

“Da via Labicana B. scese di buon passo verso colle Oppio. A quell’ora non girava un’anima, a parte una coppietta che pomiciava selvaggiamente all’ombra di una stradina buia, incurante dell’autunno inoltrato e delle ombre lunghe, come quella di B, che riflessa nella luna brillava sull’asfalto”.



Credo di essermi dilungato forse troppo con le mie elucubrazioni su questo libro che a mio avviso presenta diverse chiavi di lettura, non ultima quella della letteratura di consumo, come è giusto che sia un romanzo di genere, quale quello erotico, horror, fantascientifico ecc. Ma vi invito a non lasciatevi ingannare dalle apparenze, perché l’Arte arriva come una ladra e mentre la sottovalutate vi ruba il cuore, tanto che non potete più farne a meno.  Amerete Pioggia Dorata di Elena Bibolotti oppure vi divertirà, vi farà evadere come è giusto che sia, e perché no, vi appassionerà. Che dire, ve lo consiglio.

Lu


26 November 2015

Daniele Picciuti parla del nostro Clowns Vs Zombies



Dall'articolo di Daniele in cui ci parla della genesi di Clowns VS Zombies

"Ci siamo divertiti, io e Luigi. Abbiamo messo in piedi una Apocalisse, un’impalcatura fantascientifica, personaggi un bel po’ sopra le righe, animali del circo zombie, e tanti tanti morti viventi. Ne è venuta fuori un’opera (...)"

Continua sul suo blog al presente link 

http://danielepicciuti.com/2015/10/30/clowns-vs-zombies-with-luigi-bonaro/

Clowns Vs Zombies: la prima recensione su Horror Magazine

http://www.horrormagazine.it/images/horrormagazine.png

Grazie a Diego Matteucci per la sua recensione sul portale HorrorMagazine

http://www.horrormagazine.it/9696/clowns-vs-zombies

Peccati di Penna: SEGNALAZIONE - Pubblicazioni Nero Press Edizioni H...

il portale Peccati di penna parla delle novità editoriali Nero Press e anche di Clowns Vs Zombies



Peccati di Penna: SEGNALAZIONE - Pubblicazioni Nero Press Edizioni H...: Halloween è alle porte e Nero Press per festeggiare ha ben quattro nuove uscite, tutte con sfumature horror o dark.

Il Salotto del Gatto Libraio: Novità Editoriali Nero Press Edizioni



Grazie al salotto del Gatto Libraio che parla delle novità editoriali di Nero Press e anche di Clowns Vs Zombies



Il Salotto del Gatto Libraio: Novità Editoriali Nero Press Edizioni: E' vero miei cari readers proprio lunedì ho detto che avrei dedicato solo un giorno (ovvero il venerdì) le novità editoriali ma ques...

Clowns Vs Zombies di Daniele Picciuti e Luigi Bonaro: un’epidemia fuori dalla norma


Novità editoriali dal sito di Nero Press

clowns vs zombies 

Di storie su invasioni zombie ne abbiamo viste a decine, ma stavolta c’è qualcosa di diverso nell’aria. Un’epidemia nata in maniera singolare, che ha sviluppi dal taglio sì sanguinario ma anche ironico. Luigi Bonaro e Daniele Picciuti  vi trascineranno in una sequenza di eventi incalzanti, che difficilmente non lasceranno il segno.
Apocalisse zombie in atto. Lo Zingaro è un ex–clown degradato a factotum di un circo, è un solitario, un ubriacone che si porta dietro ricordi e rimpianti da reduce cinico e testardo. Quando la città viene invasa dai morti viventi decide che è giunto il momento per tornare a combattere. Insieme a un manipolo di clowns in fuga – una ragazza sui trampoli, un nano codardo e un pagliaccio sarcastico – si cimenta nell’arduo tentativo di salvare la pelle a se stesso e agli altri. L’incontro con una enigmatica scienziata porterà alla luce la verità sull’origine del contagio e la possibilità che quella donna abbia nelle sue mani la salvezza o la distruzione dell’intera razza umana. Elefanti e iene zombie, un alano arlecchino dal morso facile, un sassofono che risuona malinconico tra le labbra di un clown morto, la comicità nera su tristi facce dipinte di bianco, un vaccino che diventa una maledizione, un varco verso una dimensione parallela. Sono gli ingredienti di questo horror a sfondo fantascientifico, irriverente e spietato.

Disponibile su tutti gli store on line e a questa pagina.

Sil-ently aloud: Dalla Terra alla Luna... e Zombie - Jules Verne e ...

Ringrazio Daniela Dnamra per il suo bellissimo articolo sul portale letterario Sil-ently aloud



Sil-ently aloud: Dalla Terra alla Luna... e Zombie - Jules Verne e ...: Titolo: Dalla Terra alla Luna... e Zombie Autore: Jules Verne - Luigi Bonaro Editore: Dunwich Edizioni  Pagine: 200  Prezzo...

Books Passion: Dalla terra alla luna… e Zombie di Luigi Bonaro - ...

 Ringrazio Giuliana Popolizio per il suo articolo su Book Passion!



Books Passion: Dalla terra alla luna… e Zombie di Luigi Bonaro - ...: Amanti dei libri, ben ritrovati!!!! Oggi una lettura steampunk con un pizzico di Zombie, direttamente dalla penna di Luigi Bonario c...

Recensioni: Dalla Terra alla Luna… e Zombie - Articolo di Sara Meddi

Grazie infinite a Sara Meddi del Recensore per questo bellissimo articolo. di seguito il link per leggerlo:

http://www.ilrecensore.com/wp2/2015/06/dalla-terra-alla-luna-e-zombie/

Recensioni - “Dalla Terra alla Luna...e Zombie” di Luigi Bonaro

Ringrazio  Martina Testa di Letteratura Horror per la recensione del mio libro. 

di seguito il link per leggere la recensione:

http://letteraturahorror.it/news/2148-recensioni-%E2%80%9Cdalla-terra-alla-luna-e-zombie%E2%80%9D-di-luigi-bonaro.html

Dalla Terra alla Luna… e zombie, Jules Verne, Luigi Bonaro – Recensione

Ringrazio il portale È Scrivere per questa bella recensione



Dalla Terra alla Luna… e zombie, Jules Verne, Luigi Bonaro – Recensione

Luigi Bonaro - Dalla Terra alla Luna e Zombie BookTrailer

06 August 2015

Fenomenologia Robotica di Luigi Bonaro (In download gratuito)



Un alieno venuto dalla costellazione di Mento con una Renault 4, una bimba che scrive e pensa in binario, un profeta tecnico manutentore di sexy shop h24, Silvio Faticoni, politico eco-mafioso, Mr God, una divinità misteriosa e artificiale che permea tutto l'universo con il suo flusso informatizzato, la biblioteca delle geishe nella meravigliosa spazio-colonia di Mondotape, questi e altri personaggi e ambientazioni sono presenti nella pagine di Fenomenologia robotica. 




Il perché del titolo.

La fenomenologia si occupa di studiare le apparenze, spesso mistificanti, le fonti d’errore ma è in qualche modo legata, anche nella radice, al significato del sostantivo φαίνω che designa ciò che appare, che si manifesta nel mondo. Il tentativo, in questo e-book, è quello di fantasticare, prendendo spunto dalla “Fenomenologia dello spirito”, su quanto si nasconde nelle pieghe del quotidiano. Immaginiamo che la realtà che viviamo ogni giorno sia motivata e azionata da un qualcosa di artificiale, ammettiamo per un attimo che la nostra coscienza sia frutto di qualcosa di differente dall’umano, proviamo a concepire la possibilità che possa essere robotica. Ipotizziamo che in un dato momento della nostra vita inizi a manifestarsi, a divenire fenomeno… 





"Poi, una voce proveniente dalla luce parlò: «Flam Pow Pow, giunta che fu l’epoca delle macchine spirituali. Flam Pow Pow, il mio corpo post-anatomico fluttua tra i rottami di carne, ormai affrancato dalle relazioni di potere radicate nell’essenza biologica". (da Fenomenologia robotica)





"Un uomo vi sarà che tu porterai negli spazi azzurri del cielo. Quanto dicesti dunque si compia"
(Ovidio, Metamorfosi) in Fenomenologia robotica

Check-out, un ologramma mi accoglie, è una splendida ragazza, indossa un elegante pigiama di seta nera, la pelle del viso è perfetta, riconosco la funzione rendering bagliore diffuso, osservo il luccichio del lip gloss digitale, denti bianchi e regolari, sorride. Le labbra carnose si muovono non sincronizzate con il sonoro, una voce calda descrive tratti salienti del luogo. In Fenomenologia robotica

(Immagini di Giorgio Sangiorgi e Luca Oleastri).


Fenomenologia Robotica
Edizioni Scudo

Il libro è scaricabile gratuitamente da questo link che porta al sito dell'editore nella sezione del catalogo Long Stories SF.
http://innovari.wix.com/edizioniscudo#!long-stories-sf/c1685




Collana: Long Stories - Romanzi del genere fantastico
Copyright 2009 by Luca Oleastri e Giorgio Sangiorgi

Cover Art: Luca Oleastri
Illustrazioni interne: Giorgio Sangiorgi e Luca Oleastri


Visita la pagina Facebook del libro

https://www.facebook.com/fainorobotica

La metafisica del Codice

Ripropongo il mio articolo comparso su Radiografie in Nero il 17 Aprile 2012
in ricordo di Antonio Caronia.


Antonio Caronia in Universi quasi paralleli descrive, attraverso degli articoli e dei saggi che trattano di opere di P.K. Dick, Samuel Delany, Ursula Le Guin, Gibson fino ad arrivare a Luther Blissett, la mutazione della società dalla prima metà degli anni Ottanta fino ai giorni nostri. Caronia parla di fantascienza e di come questi autori abbiano utilizzato l’immaginario scientifico per nutrire l’immaginario sociale, organizzare la migrazione delle figure, delle situazioni, delle alterità, dalle pagine dei romanzi e dagli schermi dei cinema alla vita reale. Vi starete chiedendo: «E allora, se tratta di fantascienza, quali possono essere i legami che possono intercorrere tra questo genere e quello di cui si occupa Nerocafè? La ragione consiste nel fatto che il processo di trasformazione sociale non è stato riflesso e nutrito solo dall’immaginario scientifico. L’illuminante saggio di Caronia utilizza il termine “Fantascienza” in senso più ampio, come spunto di riflessione sulla mutazione della società e degli individui. E se al posto di mutazione, la chiamassimo “Zombificazione sociale?” Sono sicuro che non cambierebbe moltissimo e forse al professor Caronia non dispiacerebbe poi tanto.
Le motivazioni possono partire dal fatto che il modello sociale, la Fantascienza che Dick, Gibson ma anche Ballard e Burroghs riflettono, è sempre lo stesso. Come sono i medesimi, i sistemi economici e i codici sociali e i simulacri che vengono a generarsi. L’attenzione, in questo caso, è al corpo, il mutamento del corpo come elemento di riconoscimento e identità, riferimento oggettivo alla realtà, il corpo come elemento di identificazione sociale. Caronia individua un nell’arte di P.K. Dick, proprio quest’attenzione al corpo mostrando, citando baudrillard, come «tutta la storia attuale del corpo sia quella della sua demarcazione, dalla rete di marchi e di segni che lo suddividono, lo sminuzzano, lo negano nella sua differenza e nella sua ambivalenza radicale per organizzarlo in materiale strutturale di scambio/segno, al pari della sfera degli oggetti, per ridurre la sua virtualità di gioco e di scambio simbolico[1]». E lo stesso Baudrillard mette in evidenza come il corpo, sotto il segno della sessualità, nella sua accezione attuale (…) sia preso in un processo le cui dinamiche somigliano molto a quelle dell’economia politica. Caronia mostra come questo processo, magistralmente descritto da P.K.Dick determini una progressiva perdita dell’identità dell’uomo riportando le parole di “The Dispossessed[2]”: «Mutilazione della mente… mutilazione del corpo». Non ci vuole molto per capire che siamo nell’ambito dei rapporti sociali legati ai sistemi culturali, economico-religiosi. Da un punto di vista strettamente economico il misticismo che scaturisce dalle merci unitamente alla cancellazione dei rapporti sociali e del concetto di alterità, arrivano a determinare quella frizione sociale particolare che determina l’ansia del diverso e la nascita di quello che, con una geniale intuizione, il libro L’alba degli zombie identifica e poi definisce chiaramente come il Monstrum post coloniale
http://sistemadinferenza.wordpress.com/2013/01/05/lalba-degli-zombie-lalterita-il-contagio-il-mostro-post-coloniale/
Insomma, che si parli di Robot o di Zombie, ci si trova sicuramente di fronte a un prodotto sociale. Non solo. Siamo di fronte alla scoperta del Corpo come unico riferimento reale di identità e coscienza, unico strumento di identificazione sociale. Ma siamo allo stesso tempo di fronte alla progressiva cancellazione di esso. I confini dell’identità dell’individuo divengono progressivamente più labili per via della mutazione. Dalla mutazione sociale scaturisce il Simulacro e la Metafisica del codice. Come sosteneva Baudrillard «I grandi simulacri costruiti dall’uomo passano da un universo di leggi naturali a un universo di forze e tensioni di forze, oggi a un universo di strutture e di opposizioni binarie. Dopo la metafisica dell’essere e delle apparenze, dopo quella dell’energia e della determinazione — quella dell’indeterminismo e del codice ci troviamo di fronte al controllo cibernetico, generazione mediante modelli, modulazione differenziale, retroazione,domanda/risposta, (I/O aggiungerei N.d.R.) ecc. (…)A questo livello, la questione dei segni, della loro destinazione razionale, del loro reale e del loro immaginario, della loro rimozione, del loro deviamento, dell’illusione che essi designano, di ciò di cui tacciono o dei loro significati paralleli—tutto questo è cancellato». La metafisica del codice è un ritorno al modello di concetto degli antichi.
Vero ciò che sostiene Clifford Geertz nel suo “Mondo locale, mondi globali” ovvero che «dopo la scomparsa dei blocchi e delle egemonie, ci troviamo di nuovo in un’era di ramificazione e intrecci disseminati e in sé differenziati. Le unità e le identità che si costituiscono, quali che siano, vedranno la luce e saranno negoziate a partire dalla differenza». Ma che succede se l’unità e le identità che si costituiscono non vengono più negoziate dalla differenza? Che cosa succede se la Verità ritorna a essere imposta e inverificabile nell’esperienza e sostituita da un nuovo modello mistificante immutabile e statico? Che cosa succede se ci accorgiamo come Luther Blissett che «tra credere una cosa e crederla vera non c’è alcuna differenza»?
«Posso credere qualcosa non necessariamente perché la credo vera, se con credere intendo accettare qualcosa come criterio di azione. I motivi per credere sono molteplici. E questo dimostra una volta di più la non sensatezza del termine “vero”. Ed ecco che “vero” può essere eliminato».[3]
Caronia ci spiega attraverso esempi, passi dei romanzi, come l’intuizione gnostica di Dick nel domandarsi chi è l’uomo venga affrontata da Samuel Delany da un punto di vista linguistico. Caronia illustra come Delany, con i suoi studi sulla logica e sulla dimensione linguistica fin da Babel-17, si volga alla ricerca dell’identità dell’individuo. E come chiarisce Noam Chomsky a pag 134 del suo “Linguaggio e problemi della conoscenza”: « Una ragione è che il linguaggio sembra veramente essere una proprietà legata alla specie, una proprietà unica della specie umana nella sua essenza comune alla nostra dotazione biologica, che presenta variazioni minime tra gli esseri umani (…). Inoltre, il linguaggio entra in modo cruciale nel pensiero, nelle azioni e nelle relazioni sociali». Ma aggiunge un elemento molto importante: « La capacità umana di produrre scienza, come altri sistemi biologici, ha i suoi fini ed i suoi limiti, come fatto necessario (…)»[4].
«Anche l’antropologo cognitivo jack Goody nel suo “The Domestication of the Savage Mind” del 1977 aveva sostenuto che «La tecnologia crea possibilità e impone limiti a un vasto campo d’interazione sociale (…). C’è una direzione, specie nelle sfere di quelli che sono stati chiamati “dominio sulla natura” e “crescita della conoscenza”, e questo movimento è in rapporto con gli sviluppi nella tecnologia dell’intelletto, con le trasformazioni nei mezzi di comunicazione e, con l’introduzione della scrittura».
L’intuizione di Delany è mirabile nella misura in cui consente all’individuo la consapevolezza della propria identità attraverso il linguaggio, nella grande antinomia tra Natura e Cultura.
E come sostiene Noël Mouloud nel suo “Linguaggio e strutture”: «Il linguaggio razionale ha potere sull’oggetto perché l’analisi teorica sviluppa le “dimensioni operatorie” che permettono di pensare le relazioni tra fa tti ed eventi che l’analisi sperimentale moltiplica»[5].
Il limite di questo discorso è a mio avviso è costituito dall’elemento culturale-sociale. Chomsky aggiunge, nel descrivere il processo di sviluppo culturale del bambino, tema caro a Piaget e Vigotsky: «L’ambiente deve offrire una stimolazione sufficientemente ricca affinché processi geneticamente determinati si sviluppino nel modo in cui sono stati programmati per svilupparsi. In questo caso, il termine giusto è “Attivazione”; cioè l’esperienza non determina il modo in cui lavorerà la mente ma l’attiva, la fa funzionare nel suo modo ampiamente predeterminato. (…) È un po’ come un automobile. Quando giri la chiave si comporta come un’automobile. Però se non giri la chiave non succede niente. In altri termini, ciò che compie un sistema dipende da come è costruito»[6]. Per parafrasare Chomsky e Baudrillard, la metafisica del codice come l’Ipse dixit degli antichi impedisce l’Attivazione, non consente all’individuo di “girare la chiave” . «In altri termini, ciò che compie un sistema dipende da com’è costruito. Ma dev’esserci il tipo di attivazione giusto»[7].
Caronia mette in evidenza come questa ricerca dell’identità, attraverso il linguaggio e quindi attraverso il corpo scompaia completamente nelle opere di William Gibson, semplicemente perché il corpo viene meno, muta completamente nella sua rappresentazione e con esso muta l’identità dell’individuo. Ciò è confermato nel mirabile passo di Neuromancer: « Cyberspazio: un’allucinazione vissuta consensualmente ogni giorno da miliardi di operatori legali, in ogni nazione, da bambini a cui vengono insegnati i concetti della matematica… Una rappresentazione grafica di dati ricavati dalle memorie di ogni computer del sistema umano. Impensabile complessità. Linee di luce disposte nel nonspazio della mente, ammassi e costellazioni di dati. Come le luci di una città, che si allontanano…»[8]
Nell’opera di Gibson la virtualizzazione, la mutazione dell’individuo nel suo Simulacro è completata. Siamo al “nonspazio della mente”. La coscienza può essere scambiata al pari di un oggetto “per organizzarla in materiale strutturale di scambio/segno”[9] per ritornare all’esempio fatto da Baudrillard citato da Caronia.
La coscienza può essere mercificata, scambiata come qualsiasi oggetto della rete.
E, a pensarci bene, la caratteristica più importante del non morto di Romero è la morte dell’uomo, della sua individualità, della sua identità di individuo. Lo zombie rinasce senza coscienza e senza identità. Come un robot, lo zombie è serializzato e somiglia in tutto e per tutto a un oggetto animato, non dotato di coscienza, animato da un istinto, l’istinto al consumo, l’unico elemento che lo muove. In questo, lo zombie è il prodotto perfetto della sua società, non pensa, consuma, non ha identità ma insieme ad altri zombie diviene massa incosciente. Al centro di tutto questo discorso c’è sempre la mutazione ovvero il cambiamento dell’identità culturale biologica della specie e il “dissennato darwinismo sociale”[10] che si può rinvenire nella Cinecittà di Alda Teodorani o nella Night City di Gibson. In Romero, il gruppo sociale dominante sono appunto gli zombie, la classe sociale, leader del futuro. Siamo alla trasformazione/dissoluzione del presupposto scientifico di base e del detto cartesiano, Cogito ergo sum. Il processo di evoluzione del concetto scientifico-filosofico che muove da questa affermazione, allontanandosi dall’idea statica di concetto frutto del modello platonico e dell’Ipse dixit archetipico, trasformandosi attraverso la seconda rivoluzione scientifica in un concetto dinamico, compie adesso la sua involuzione nel robot, nella metafisica del codice o nell’archetipo dello zombie. Tutti questi elementi non sono che metafore sociali, prodotto di una fitta corrispondenza di segni e simboli generati dalla realtà sociale attuale che porta l’individuo a mutare la propria identità nella sua rappresentazione.
«Il punto chiave qui consiste non solo nel fatto che la metafora (l’oggetto collegato al simbolo N.d.R.) e la metonimia (l’oggetto collegato al segno N.d.R.), (…) sono combinate, ma nel fatto che il significato dipende dalle trasformazioni di un modello nell’altro»[11]
Se nel 1927 Malinoski affermava che «il fondamento essenziale della cultura riposa su una profonda modificazione della dotazione naturale per cui la maggior parte degli istinti scompare ed è sostituita da tendenze plastiche che possono essere modellate in reazioni culturali»[12], dando valore all’uomo, alla sua coscienza, in Neuromancer di Gibson troviamo i giocattoli di carne. «simstim (…) era fondamentalmente un giocattolo di carne, si disse. Sapeva che gli elettrodi da lui usati e la piccola tiara di plastica che penzolava da un deck simstim erano fondamentalmente la stessa cosa, e che la matrice del cyberspazio era in effetti una drastica semplificazione dell’apparato sensoriale umano, almeno in termini di presentazione, ma il simstim in sé gli pareva una moltiplicazione gratuita di input fisici. Quello sul mercato era adattato, naturalmente». Appunto, il mercato che è oggi il nostro sistema culturale di riferimento.
Caronia mette in evidenza come sia necessario per opporsi a questa mutazione sociale, una «metodologia pragmatico-blissettiana che ci dice di formulare analisi, cioè ipotesi, rispetto a determinati fini, e andare a verificarle nella prassi»[13]. È l’idea del decostruzionismo dialettico e della logica delle serie della seconda rivoluzione scientifica. «(…) Commisurando risultati e fini scopriremo dove l’analisi non ha funzionato e potremo correggere il tiro»[14]. È l’idea moderna del concetto dinamico, di modifica della realtà dall’interno dell’individuo, l’idea del concetto dinamico immanente al mondo, in opposizione alla staticità del concetto di Aristotele e della metafisica del codice attuale, esterni all’individuo e al mondo. «Questo è il modello che Blissett sta facendo con le categorie di identità e di individuo, e con le correnti teorie della verità»[15]. Blissett, Caronia propongono la centralità dell’individuo come essere pensante e auto determinato. In questo consiste la guerra psichica, l’opposizione cosciente e razionale dell’individuo pensante contro la mistificazione della realtà attraverso la sua rappresentazione, contro la metafisica dei codici imposti, contro la mercificazione delle coscienze, in sostanza, contro la mutazione del soggetto in oggetto. Questo e altro si può trovare in Universi quasi paralleli. E, a proposito di Universi quasi paralleli, spero che, dopo quest’articolo, l’ultimo dei Caronia rimasti, quello sopravvissuto al sogno, non mi venga a cercare con l’accetta.
Dunque, se dovessi sentirti un poco strano e dovessi per caso accorgerti che ti stai trasformando in robot o uno zombie, leggi subito Universi quasi paralleli, un ottimo antidoto contro la mutazione sociale.
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Dall’introduzione di John Brunner all’edizione del 1976 dell’Uomo varibile di P.K. Dick:
«Questo mondo è davvero democratico, onesto, con la possibilità per l’uomo della strada di scegliere il modo in cui vuole essere governato, e la possibilità per il bambino nato nella capanna di tronchi di diventare presidente?
Signor Simulacro, quando avete inventato l’aerosol e il trapano?
Veramente, qui c’è scritto che siete stato voi.
Oh. Capisco. Mi dispiace.
Mi arresteranno, se mi dispiace?»
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[1] Jean Baudrillard – Lo scambio simbolico e la morte, pag 113 / [2] P.K.Dick / [3] Luther Blissett – Totò, Peppino e la guerra psichica / [4] Noam Chomsky “Linguaggio e problemi della conoscenza” / [5] Noël Mouloud – Linguaggio e strutture saggi di logica e di semiologia del 1976 /[6] Noam Chomsky “Linguaggio e problemi della conoscenza / [7] Linguaggio e problemi della conoscenza – Noam Chomsky / [8] William Gibson – Neuromancer / [9] Lo scambio simbolico e la morte Baudrillard in Caronia – Universi quasi paralleli / [10] William Gibson / [11] Edmound Leach – Cultura e comunicazione. La logica della connessione simbolica. Un’introduzione all’uso dell’analisi strutturale nell’antropologia sociale, 1981 / [12] Malinowski – pag. 213 – Sesso e repressione sessuale tra gli indigeni, 1927 / [13] Luther Blissett in Universi quasi paralleli – Caronia / [14] Luther Blissett in Universi quasi paralleli – Caronia / [15] Luther Blissett in Universi quasi paralleli – Caronia
http://nerocafe.net/radiografie-in-nero/universi-quasi-paralleli-di-antonio-caronia-la-metafisica-del-codice-2/

20 October 2013

Vintage Sci-Fi: The Stuff - Il Gelato che uccide

A Midland, in Georgia, due minatori scoprono una strana sostanza cremosa, l'assaggiano e decidono di metterla sul mercato: questo nuovo dessert viene chiamato "The stuff" ed ha un enorme successo in tutta la nazione. Non è però innocuo quanto sembra: s'impossessa infatti del cervello di chi lo mangia e lo fa diventare uno zombie; dovranno fermarlo l'ex agente dell'FBI David, la sua ragazza Nicole, che inizialmente faceva la pubblicità del dessert, e Jason, un ragazzino che ha visto trasformata in zombie tutta la sua famiglia.

Titolo originale     The Stuff
Paese di produzione     USA
Anno     1985
Durata     85 min
Colore     colore
Audio     sonoro
Rapporto     1.85:1
Genere      
Regia     Larry Cohen
Fotografia     Paul Glickman
Montaggio     Armond Lebowitz
Musiche     Dwight Dixon Anthony Guefen Richard Seaman



19 October 2013

Vintage Sci-Fi: Invasion of the saucer man/Invasori dall'altro mondo




Una giovane coppia appartandosi di notte investe una strana creatura, un alieno. I ragazzi sconvolti raccontano l'accaduto alle autorità ma non vengono creduti. Accusati di omicidio tentano, con l'aiuto degli amici, di far luce sull'accaduto. Nei paraggi è atterrato un disco volante li alieni si preparano all'invasione.


Titolo Originale: INVASION OF THE SAUCER MEN
Regia: Edward L. Cahn
Interpreti: Steven Terrell, Gloria Castillo, Frank Gorshin, Raymond Hatton
Durata: h 1.26
Nazionalità:  USA 1957
Al cinema nell'Agosto 1957




18 October 2013

Vintage Sci-fi: Attack of the 50 Foot Woman




Nancy Archer ha sposato Harry non per soldi, ma per vero amore. Dopo anni di matrimonio, Nancy ama ancora Harry anche se sa benissimo che lui non bada minimamente a lei e che la tradisce da tempo con l'avvenente bionda Honey Parker. Una sera, dopo un'ennesima scenata, Nancy in preda alla collera sbatte la porta di casa, monta in macchina e si allontana veloce lungo una strada deserta. La corsa senza meta viene bruscamente interrotta dalla improvvisa apparizione di un gigantesco disco volante che proietta sulla donna un misterioso raggio. E per effetto di quel raggio, Nancy subisce un processo inarrestabile di crescita fino a trasformarsi in una donna gigante...


Directed by     Nathan H. Juran
Produced by     Bernard Woolner
Written by     Mark Hanna
Starring     Allison Hayes
William Hudson
Yvette Vickers
Music by     Ronald Stein
Cinematography     Jacques R. Marquette
Editing by     Edward Mann
Distributed by     Allied Artists Pictures Corporation
Release date(s)     19 May 1958
Running time     65 minutes
Country     United States
Language     English
Budget     $89,000[1]
Box office     $480,000 (USA}