22 August 2016

Il romanzo “vero”, Mingus, Jelly Roll Morton e l’insostenibile leggerezza del romanzo erotico.


Riflessioni su Pioggia Dorata di Elena Bibolotti

“Questo è un romanzo vero... E ora questo libro venga pure calunniato: poco importa. Oggi che il Romanzo si allarga e ingrandisce, e comincia ad essere la grande forma seria, appassionata, viva, dello studio letterario e della ricerca sociale, oggi che esso diventa, attraverso l'analisi e la ricerca psicologica, la Storia morale contemporanea, oggi che il Romanzo s'è imposto gli studi e i compiti della scienza, può rivendicarne la libertà e l'indipendenza. Ricerchi dunque l'Arte e la Verità; mostri miserie tali da imprimersi nella memoria dei benestanti di Parigi; faccia vedere alla gente della buona società... la sofferenza umana, presente e viva".
Elena Bibolotti.

Bellissime queste parole di Elena, sembrano quasi un manifesto dell’artista moderno. Se non fosse il fatto che vi ho truffato, sicuramente non i più scaltri né i secchioni incalliti. Però ci ho provato. Per tutti, questo periodo non l’ha scritto Elena ma i fratelli Goncourt. Qual è in fondo il loro intento, far sobbalzare i borghesi parigini pingui nei loro salotti buoni con una NARRAZIONE DAL VERO, di modo da far scaturire l’arte da quanto c’è di più intimo e segreto nell’animo umano, tanto che questa introduzione è rimasta famosa nella storia della letteratura come 
parte del manifesto del Naturalismo francese.
Ma veniamo a Pioggia dorata. E se scrivessi, questo è un romanzo dal vero? E se scrivessi come i Gouncourt: “E ora, questo libro venga pure calunniato, poco importa. Ciò che è importante è che ricerchi l’Arte e la verità".  E già, ciò che, poi, in fondo è interessante dell’Arte è trasmettere un’emozione vera, sfuggente e dolorosa, piacevole, ma un’emozione a prescindere dal genere. Partiamo dal principio che per il vero scrittore non ci sono romanzi morali, ma come diceva Oscar Wilde, ci sono solo romanzi scritti bene o scritti male. L’intento riuscito di Elena è sicuramente quello di trasmettere emozioni, di riprodurre la società e il mondo attraverso la sua Arte. Un bravo artista nasconde i propri intenti anche e soprattutto dietro ciò che sembra più dannatamente abietto o vagamente banale, rivelando ciò che è sotteso tra le pieghe del sociale, del reale. Penso a Charles Mingus, grande contrabbassista, alle emozioni che trasmette la sua musica che nasce, per ammissione di Mingus stesso, nei bordelli, tanto che la famosa traccia numero 9 di ah Um, Jelly Roll, presente casualmente nel disco, è dedicata al famoso Ferdinand "Jelly Roll" Morton, pianista intrattenitore nei bordelli di New Orleans, chiamato con nomignoli che rimandano alla sessualità, Winding boy, in seguito Jelly roll. Ma cosa rimane Ferdinand "patata cruda (come se direbbe a Roma)" Morton e di Mingus? Quella capacità di trasmettere attraverso la musica quelle sensazioni, quelle emozioni, quella capacità di farlo da grandi artisti. Ma torniamo alla letteratura, parliamo di Verga, il grande scrittore catanese che si legge nelle scuole, che frequenta a Milano i ristoranti, la vita mondana, ritrovi di scrittori e artisti, Rovetta, Giacosa, Emilio Treves che diventerà il suo editore, scrive Eva, il romanzo di una ballerina che ricambia il protagonista continuando a condurre la sua vita spregiudicata, Tigre reale, un'amore struggente, sessuale e tormentato, nell'infedeltà, Eros dove scrive candidamente:
"Ho letto chiaro nella natura umana come in uno specchio: la maggior parte dei nostri dolori ce li fabbrichiamo da noi: avveleniamo la festa della nostra giovinezza esagerando e complicando i piaceri dell'amore sino a farne risultare dei dolori". 
L’arte racconta la vita di tutti i giorni, si spinge all’interno dell’animo umano, porta in superficie i nostri mostri, svela la purezza nel marcio.  Ma l’arte di oggi, è dunque è verità o imitazione? Per come la vedo io è una sorta di Mimesis, per dirla all’Auerbach, ma una “Mimesis” piuttosto malata che rinviene il cuore nei cassonetti ed è in grado di rinvenire tra l’immondizia più assoluta dei bellissimi fiori, li coglie e viene a bussare alla tua porta. Più che un romanzo erotico, il libro di Elena è il racconto di una passione, che scorre attraverso uno stile essenziale, ironico, leggero (Intendo per “leggero” quanto descriveva Calvino nelle Lezioni americane), Il linguaggio è molto moderno,  in grado di delineare luoghi e stati d’animo con periodi piuttosto brevi ma densi di immagini, la tecnica interessante è la gestione del punto di vista, che si presenta attraverso una narrazione classica, in terza persona, con un narratore onnisciente che conosce le vicende dei personaggi ma non per questo evita di passare dalla descrizione degli ambienti a quella delle emozioni dei personaggi, lo fa attraverso il famoso, show don’t tell, immagini che si imprimono nella mente e spingono il lettore ad andare avanti con  il suo racconto, così facendo crea identità tra il lettore e il suo/suoi personaggi. Per fare un esempio, ecco come Elena descrive ad esempio l’emozione della nostalgia, della solitudine, dello struggersi del cuore, il tutto condito di una gradevole ironia che rende il libro ancora più piacevole:

“Da via Labicana B. scese di buon passo verso colle Oppio. A quell’ora non girava un’anima, a parte una coppietta che pomiciava selvaggiamente all’ombra di una stradina buia, incurante dell’autunno inoltrato e delle ombre lunghe, come quella di B, che riflessa nella luna brillava sull’asfalto”.



Credo di essermi dilungato forse troppo con le mie elucubrazioni su questo libro che a mio avviso presenta diverse chiavi di lettura, non ultima quella della letteratura di consumo, come è giusto che sia un romanzo di genere, quale quello erotico, horror, fantascientifico ecc. Ma vi invito a non lasciatevi ingannare dalle apparenze, perché l’Arte arriva come una ladra e mentre la sottovalutate vi ruba il cuore, tanto che non potete più farne a meno.  Amerete Pioggia Dorata di Elena Bibolotti oppure vi divertirà, vi farà evadere come è giusto che sia, e perché no, vi appassionerà. Che dire, ve lo consiglio.

Lu


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